Le mie scarpe, storia di un pronatore

Provo a riassumere il lungo elenco di scarpe con cui ho corso fino ad oggi. In altri post aggiornerò l’elenco con i futuri acquisti, cercando di descriverne le caratteristiche e le mie impressioni.

La prima scarpa da running che ho acquistato è stata la Asics Gel-Kayano versione IX, era il 2003.

Asics Gel-Kayano IX

Pesava la bellezza di 377 g., adatta ad iperpronatori ed ultra protettiva, risolse i problemi che mi procurai correndo con normali scarpe da ginnastica. Quando le uscite ed i chilometri aumentarono infatti, arrivarono i primi infortuni tipici di chi inizia a correre dopo anni di inattività, a causa di errori quali l’aumento repentino del chilometraggio spinti dall’entusiasmo e dalle sensazioni di benessere che induce la corsa.

Il più ricorrente è stato l’infiammazione dei muscoli della tibia, con dolore sia nella parte anteriore che interna, e nella fase acuta costringeva a fermarsi tanto era forte. Sospesi la corsa e con l’aiuto di un fisioterapista risolsi l’infiammazione, e successivamente acquistai le Kayano.

Visto che il mio piede ha un arco plantare molto ridotto, tendente al piatto, ho utilizzato scarpe per iperpronatori A4 per molti anni, e quando provavo a cambiare scarpa, ad esempio ricordo la Asics Nimbus, puntualmente tornava il fastidio all’interno della tibia che si trasformava in dolore se non sostituivo la scarpa con una A4.

La Kajano l’ho pensionata dopo molto tempo, ormai finita, ed ho scoperto le Brooks. Per vari anni ho corso con le Adrenaline GTS, dalla versione 6 del 2006

Brooks Adrenaline Gts 6

alle versioni 11, 12 e 13

brooks-adrenaline-gts-11-2012Brooks Adrenaline Gts 12Brooks Adrenalite Gts 13

Scarpa anch’essa protettiva, A4 ma un pò più leggera e reattiva della Kayano di peso leggermente inferiore.

A settembre del 2013 un nuovo infortunio, infiammazione del legamento collaterale laterale del ginocchio dx, al quale è poi seguita l’infiammazione della bandelletta ileotibiale, tipico anche questo del podista, rimette in discussione la scelta della scarpa giusta per me.

Anche questa volta ho dovuto prima sospendere le corse, fare dei trattamenti per ridurre l’infiammazione e molto ghiaccio; ma sono stati gli esercizi di potenziamento specifici che mi hanno aiutato a superare il problema alla bandelletta, che se si cronicizza è veramente una brutta bestia da superare. 
Premesso che in genere non credo sia la scarpa la causa principale dell’infortunio, ho avuto la sensazione che le Adrenaline, dopo molti anni di utilizzo, non fossero più adatte a me, ed il supporto antipronazione fosse divenuto eccessivo per il mio piede, tant’è che l’appoggio si era modificato. Indossandole infatti, rullavo con la parte esterna del piede, che è tipico del supinatore.

Eppure il mio arco plantare era sempre lo stesso ed il piede quasi piatto. Correndo invece con la Nike Lunarglide 3, stabili ma con un sistema antipronazione di concezione diversa, meno invasivo, l’appoggio era più centrato ed il fastidio a fine seduta nella parte esterna del ginocchio quasi assente.

Nike Lunarglide 3

Nel frattempo ho fatto un paio di prove dell’appoggio su pedana in due diversi negozi specializzati, che hanno mostrato sì una leggera pronazione, più accentuata nel piede destro, ma non tale da giustificare l’utilizzo di scarpe stabili e troppo “supportate”.

La scelta è stata quindi di cambiare scarpa e sono passato alla Brooks Aduro 1° versione

Brooks Aduro

che pur essendo considerata una A3, piuttosto stabile. Infatti nel cercare una nuova scarpa valutavo se in fase di rullata il piede non cedesse troppo verso l’interno con la pianta del piede, verso l’alluce per interderci, invece che concentrarmi sull’appoggio del tallone.

Successivamente ho fatto un test statico con la Asics in un negozio specializzato, ed anche questo evidenzia un lieve disallineamento del tendine di achille verso l’interno, tipico del pronatore, più accentuato sul piede destro, ma un appoggio tendente al neutro del piede. Concluso il test acquisto un paio di Asics Gel Cumulus 15, scarpa della categoria A3 piuttosto pesante e protettiva ma ideale per la preparazione alla maratona di Firenze in programma. In effetti l’ho usata per circa 900 km prima di abbandonarla, in quasi tutti gli allenamenti compresi i lunghi e la maratona stessa, anche se non mi portano molta fortuna… ma questa è un’altra storia.

Asics Gel Cumulus 15

Stanco di correre solo a lungo e a ritmi lenti, decido di tralasciare i sogni da aspirante maratoneta e torno a correre su distanze brevi fino alla mezza. Acquisto on line e senza provare la Ravenna della Brooks. Non l’avevo mai presa prima perché la ritenevo troppo leggera per correre con le mie medie. È subito amore, il giusto compromesso tra protezione e reattività che fino a quel momento non avevo trovato in nessuna scarpa. Dopo la 5 ho preso anche la 6, ma purtroppo non è stata al livello della precedente, mentre con la versione 7 che uso tutt’ora ho ritrovato migliori sensazioni anche se dopo nemmeno 500 km di utilizzo sembrano piuttosto scariche.

Brooks Ravenna 5 Brooks Ravenna 6   Brooks Ravenna 7

Sto correndo anche con la New Balance 1080 v6

una A3 del peso di 290 g. E’ una scarpa molto stabile ed ammortizzata con drop 8. In questo periodo, dopo averla lasciata ai box per qualche mese la sto usando assiduamente e mi trovo bene. La sensazione è di una calzata morbida ed avvolgente, la pianta larga non sacrifica il piede, ma dà stabilità nell’appoggio. Calza abbondante, ho preso un numero in meno del solito, il 43 anziché 44.

Unica pecca di questa scarpa, è la soletta interna. Ho dovuto sostituirla con una diversa perché la sua originale mi procurava vesciche sotto l’arco plantare. Sarà un problema del mio piede ma ho letto vari commenti di altri runner con lo stesso problema.

Naturalmente in questa lunga carrellata non sono menzionate  le scarpe acquistate che poi si sono rilevate errate e che ho dovuto abbandonare dopo poco.

Tirando le somme quindi, rispetto ai primi anni, grazie anche all’adattamento ed al rinforzo della muscolatura coinvolta nella corsa e del piede, si è ridotta la necessità di un supporto antipronazione, inoltre anche la suddivisione delle scarpe in categorie non è più così netta e ci sono modelli trasversali adatti a vari tipi di runner anche differenti tra loro.

Perché un blog?

Perché la passione per la corsa è coinvolgente e ho voglia di raccontare ciò che provo e le esperienze che vivo correndo.
Corro da molti anni, a volte è stata dura trovare la motivazione ma è bello far parte di questo mondo ed essere un runner.
5 al chilometro, 300 secondi per fare 1000 metri. Un numero, un limite spesso invalicabile per molto tempo, un obiettivo da raggiungere e superare.

 

39° Invernalissima 2016

Arrivo alla gara principale della stagione con qualche dubbio sulla mia tenuta fisica, piccoli acciacchi che condizionano sia gli allenamenti che le gare, come ad esempio la mezza di Arezzo a fine ottobre, ma anche con alcune certezze, come la gara test del 4 dicembre a Sinalunga, 16 km corsa a 4’55” di media senza avvertire fastidi muscolari nonostante il fondo pesante, ma soprattutto le ultime sedute svolte molto bene, come i 3×3000 ed i due medi da 12 e 13 km.
La mattina della gara a Bastia fa un freddo cane, il termometro segna -4° è un freddo secco e pungente. Decido di indossare pantaloni corti e maglia tecnica a maniche lunghe sopra la maglia del Giro Lago di Chiusi, niente guanti ma scalda collo e fascia di pile in testa. Faccio un buon riscaldamento di 3 km e nonostante il freddo glaciale, le sensazioni sono buone. L’ultima settimana di scarico mi ha ridato brillantezza e le gambe girano bene. Anche lo spirito è positivo, sono rilassato e fiducioso dei miei mezzi, soprattutto ho voglia di correre questa gara.
La partenza come sempre è nella pancia del gruppo, anzi abbastanza arretrato, ma riesco comunque ad impostare da subito il ritmo giusto, e con qualche zig zag mi assesto sul passo, ho tempo di salutare alcuni compagni di squadra ma già al primo km sono bello concentrato sulla gara, senza distrazioni.

Nei primi chilometri si fatica a scaldare i muscoli, le braccia e le mani sono gelate, la faccia pure. Davanti a me Luca mi precede di  40/50 metri e senza forzare sul ritmo, riesco a raggiungerlo appena usciamo da Bastia intorno al 4° chilometro, correremo insieme fino al ristoro del 10°. Il primo ristoro al 5° chilometro lo salto, quello che mi interessa è mantenere il ritmo impostato visto che ancora il freddo è pungente. Dopo il 6° chilometro quando usciamo da Santa Maria degli Angeli e ci immettiamo nel lungo rettilineo che porta a Riotorto, inizio a scaldarmi, corro sciolto senza forzare sul ritmo. La media è di 4’55”, valuto di essere in vantaggio di qualche secondo rispetto allo scorso anno ma sono anche consapevole, visto il finale in progressione che riuscii a fare, che se voglio migliorare il primato dovrò correre forte negli ultimi chilometri. Nonostante queste valutazioni continuo a non forzare, corro in scioltezza cercando di stare rilassato e consumare meno energie possibili. Al 9° chilometro prendo un gel in vista del ristoro dei 10 km. Qui mi fermo per bere del tè caldo proseguo camminando per qualche decina di metri mentre Luca riprende subito il passo e si porta avanti. Inizia il tratto più impegnativo del percorso con alcuni saliscendi. Sono i chilometri più complicati, nelle lievi salite decido di non forzare e perdo qualche decina di secondi sul ritmo, sento che il  tè caldo mi procura qualche fitta sotto il costato. La media segnata dal Garmin ne risente e sale fino ai 4:58′, faccio rapidi calcoli con la mente che comunque mi distraggono dal contesto, ed inizio a pensare che sarà dura chiudere meglio dello scorso anno. Concludo il 13° chilometro a 4’57”, adesso il percorso è più favorevole e mantenendo il ritmo costante i sorpassi sono sempre più frequenti. Al 14° chilometro altro ristoro, stavolta riprendo subito a correre anche se fino al 15° chilometro il percorso è in leggera salita. Da ora in poi la strategia che ho in mente, è quella di sparare tutte le energie che mi sono rimaste. La giornata è bella e soleggiata ma sempre molto fredda, ho le braccia irrigidite e ghiacciate nonostante sia più di un’ora che sto correndo, il vento è assente, le sensazioni buone. A parte un leggero indurimento dei polpacci, sento di avere ancora molte energie. Accelero il passo senza più trattenermi o fare calcoli consapevole che per chiudere con un buon tempo ho solo una possibilità, correre a tutta sperando di poterlo fare fin sotto l’arco.

I chilometri scorrono veloci e raggiungere di nuovo Luca intorno al 18° chilometro e poco dopo Mirco mi da ulteriore adrenalina. All’ultimo ristoro passo dritto, sono a tutta e ormai manca poco, in più ho la sensazione di correre senza avvertire quella fatica che spesso si presenta nei finali di gara. Corriamo appaiati con Luca, superiamo costantemente podisti nel lungo cordone che ci precede, molti dei quali palesemente scoppiati. Il ritmo è per me tiratissimo, gli ultimi 2 km li faccio a 4’20″/25″, Luca invece riesce ad incrementare ed avanza di qualche decina di metri. Il rettilineo finale è interminabile poi finalmente vedo la rotonda, mancano pochi metri al traguardo. Chiudo la gara in 1:42:37 a braccia alzate come se avessi vinto, ed in effetti è così. Chi come me non corre per vincere e arriva nella pancia del gruppo sa che il vero avversario che affronta è se stesso. 20 secondi in meno, non proprio quello che speravo, ma sufficienti per chiudere in bellezza una splendida giornata.