Mezza di Città di Castello

Dopo le due mezze corse a febbraio e marzo con tempi pressoché identici (1h43), su percorsi poco adatti per fare “Il tempo”, ho messo in programma questa gara che finalmente è stata anticipata rispetto alle passate edizioni. Percorso piuttosto scorrevole, serviva una giornata non troppo calda come in effetti è stata. La pioggia prevista da tutti i meteo ha lasciato il posto ad una splendida mattina soleggiata ma fresca, l’ideale per correre.

In una domenica dove i più sono impegnati tra Roma e Milano e con una gran concomitanza di gare in ogni dove, gli iscritti non superano i trecento, il clima è festoso e supportato da un’ottima organizzazione. La cornice del centro storico poi è veramente bella, l’arrivo in piazza con il tratto finale in leggera ascesa e l’arco posizionato pochi metri dopo l’ultima curva.

La partenza è anticipata alle 8:30, la sveglia suona prima dell’alba, ma in compenso si corre con un’aria leggera e frizzante, c’è giusto il tempo per un breve riscaldamento e siamo subito nella calca della partenza.

I primi chilometri attorno alle mura scorrono veloci, parto al centro del gruppo che in breve si allunga in un serpentone un po’ sfilacciato, circa la metà dei partenti corrono la gara breve di otto chilometri, e nei primi due chilometri in molti sopravanzano da dietro, poi le posizioni iniziano a definirsi e con il passare dei minuti molti di quelli partiti a molla rientrano nei propri ranghi in un gioco simile all’elastico di una fionda.

Cerco di non strafare, di trovare il ritmo giusto per me senza farmi trascinare dagli altri. E’ incredibile come nonostante le tante gare fatte, ogni volta rischi di farti travolgere dalle emozioni e sbagliare ritmo. Le gambe girano bene e quasi scappano via, non riesco a controllare bene il ritmo, o meglio, corro più veloce del solito ma senza andare in affanno.

Al 6° km quando i percorsi con la gara più corta si separano, mi fermo una manciata di secondi al primo ristoro per bere e riprendere fiato, ma subito ritrovo il ritmo e decido che anche ai prossimi rifornimenti, ogni 5 chilometri, farò lo stesso.

Senza troppa fatica tengo un passo costante poco sopra i 4’45” che nella mia mente rappresenta l’obiettivo finale. Corro da solo, un piccolo gruppetto davanti a me di 40 metri circa si mantiene a distanza costante, mentre dietro non sento passi ravvicinati.

Mentre i chilometri scorrono attendo di entrare in doppia cifra. Mentalmente infatti suddivido la gara in 3 fasi, la prima, una sorta di pre-gara, comprende i primi 10 chilometri da raggiungere senza affaticarmi troppo, naturalmente al miglior ritmo possibile; la seconda dall’ 11° al 15° km è cruciale per lo sviluppo della gara, più importante del finale perché un errore in questo frangente potrebbe pregiudicare il resto. E’ necessario aumentare il passo ma senza strafare e rischiare di scoppiare. E’ la fase dove conta maggiormente avere il controllo della situazione e capire in base ai segnali che il fisico ed i muscoli inviano come comportarmi. La terza e quella degli ultimi 6 km dal 16° al traguardo, quando è necessario dar fondo alle energie rimaste e nonostante la fatica provare ad incrementare il ritmo fino all’arrivo.

Passo al 10° chilometro in 48′ netti, la sensazione è che la strada scorra velocemente, mentalmente calcolo che mantenendo il passo costante al 20° sarebbero 96′ + 5′ per gli ultimi 1100 metri chiuderei in 101′ , sotto il mio miglior tempo di Bastia Umbra. Con la stessa rapidità penso anche che sarà dura correre ancora per 11 km a quel ritmo ed il rischio di strafare è sempre dietro l’angolo.

E’ proprio questa la fase della gara dove la testa conta maggiormente, meglio pensare positivo, meglio ancora concentrarsi sulla gara ascoltare i segnali del corpo e non pensare ad altro.

Brevissima sosta anche al secondo ristoro poco dopo l’11° km. Riprendo a correre e raggiungo il gruppetto che avevo davanti. Adesso con il percorso leggermente favorevole rispetto al falsopiano precedente, il ritmo si fa più intenso. I successivi tre chilometri scorrono via con relativa facilità ed i passaggi sono a 4’41”, 4’41” e 4’45” al 14° km quando rimaniamo in due mentre gli altri sono leggermente arretrati.

Il 15° km segna 4’33” ed in effetti sento che sto spingendo un po’ troppo ma cerco di tenere  il ritmo fino prossimo ristoro quando, come nei precedenti riprendo fiato. Passo il 16° in 4’47” compresa la breve pausa. Quando riprendo sono solo, il mio socio decide infatti di tirare dritto e sfila via di 30/40 metri. Pur mantenendo il passo costante, iniziano i sorpassi di chi sta rallentando e questo mi aiuta a proseguire nella mia azione.

Ormai siamo nella fase finale e nonostante le gambe siano imballate, basta infatti un piccolo falso piano per avere la sensazione di essere al limite, proseguo a tirare sempre più convinto che forse è la giornata giusta.

4’37” il 17° e 4’44” il 18° km compreso l’ultimo ristoro volante, ed il percorso rientra nel lungo rettilineo già fatto all’andata interrotto soltanto da qualche rotonda. Mancano ormai meno di tre chilometri, sento la fatica aumentare e cerco solo di non pensare a quanto manca e a far scivolare la strada sotto ai piedi. 4’32 al 19°, l’unico pensiero è quel cartello dei 20 km che sembra non arrivare mai. Gli ultimi due passaggi sono identici, il 20° ed il 21° entrambi a 4’34” . Ormai sono dentro alle mura del centro storico e la lieve salita che ci porta al traguardo taglia letteralmente le gambe.

Mentre do’ fondo alle ultime forze vedo il crono scorrere oltre l’ora e quaranta. Giusto il tempo di alzare lo sguardo ed è fatta.

1h40’14”

Un risultato insperato ma che in fondo sentivo di poter valere.