La giornata perfetta di un runner qualunque

La giornata perfetta per un runner è quella nella quale raggiunge un risultato insperato, che va oltre ogni sua aspettativa.

Noi podisti, chi più chi meno, siamo sempre alle prese con allenamenti e tabelle durante la settimana e gare quasi ogni domenica. Subito dopo aver concluso una gara ci concentriamo sulla successiva e così via. Anche quando ci prepariamo per una gara importante spesso non tutto va come sperato ed allora subito sotto con il prossimo impegno alla ricerca dell’obiettivo. Anche perché le variabili in gioco sono molte ed è difficile che tutte coincidano alla perfezione.

In realtà quindi di giornate “perfette”, quando tutto gira al meglio, le sensazioni provate ed il risultato finale ci soddisfano in pieno, sono veramente poche. Tutti noi l’abbiamo vissuta almeno una (spero), ed in quei momenti, la soddisfazione veramente ti ripaga di tutto l’impegno che si è messo nel raggiungere il proprio obiettivo.

Perché diciamo la verità, la nostra passione per questo sport è grande, ma lo sono anche i sacrifici che ci fa fare. Non sempre e non tutti siamo disposti a farli. Ci sono periodi in cui il lavoro e gli impegni quotidiani lasciano poco tempo da dedicare al nostro hobby,  poi ci sono gli imprevisti che purtroppo la vita ogni tanto riserva a tagliare le gambe. Ma se veramente ci anima la passione per la corsa, prima o poi si troverà sempre un piccolo spazio da dedicargli, e la voglia di riprendere a correre l’avrà sempre vinta.

Questo era il mio obiettivo per il 2017: correre una mezza maratona in 100 minuti, un’ora e quaranta minuti. Un obiettivo per moltissimi di voi banale, ridicolo, ma come ormai siamo abituati a leggere da chi scrive sul mondo della corsa, ognuno corre contro se stesso, ed ha i propri obiettivi. Anche perché chi di noi corre per vincere o per competere con i primi, è veramente in minoranza, una percentuale minima rispetto a tutto il mondo delle gare amatoriali.

Non pensavo di realizzarlo così presto, anche se i tempi e le sensazioni delle ultime uscite in allenamento davano segni di un certo miglioramento.

Ma è proprio quando meno te lo aspetti che arriva quella che subito dopo aver tagliato il traguardo, quando il sangue riprende ad affluire anche alle zone periferiche del corpo e soprattutto alla testa, che realizzi che hai appena vissuto la giornata perfetta.

(per chi ha voglia di leggerli, i dettagli li trovate qui.)

 

 

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Mezza di Città di Castello

Dopo le due mezze corse a febbraio e marzo con tempi pressoché identici (1h43), su percorsi poco adatti per fare “Il tempo”, ho messo in programma questa gara che finalmente è stata anticipata rispetto alle passate edizioni. Percorso piuttosto scorrevole, serviva una giornata non troppo calda come in effetti è stata. La pioggia prevista da tutti i meteo ha lasciato il posto ad una splendida mattina soleggiata ma fresca, l’ideale per correre.

In una domenica dove i più sono impegnati tra Roma e Milano e con una gran concomitanza di gare in ogni dove, gli iscritti non superano i trecento, il clima è festoso e supportato da un’ottima organizzazione. La cornice del centro storico poi è veramente bella, l’arrivo in piazza con il tratto finale in leggera ascesa e l’arco posizionato pochi metri dopo l’ultima curva.

La partenza è anticipata alle 8:30, la sveglia suona prima dell’alba, ma in compenso si corre con un’aria leggera e frizzante, c’è giusto il tempo per un breve riscaldamento e siamo subito nella calca della partenza.

I primi chilometri attorno alle mura scorrono veloci, parto al centro del gruppo che in breve si allunga in un serpentone un po’ sfilacciato, circa la metà dei partenti corrono la gara breve di otto chilometri, e nei primi due chilometri in molti sopravanzano da dietro, poi le posizioni iniziano a definirsi e con il passare dei minuti molti di quelli partiti a molla rientrano nei propri ranghi in un gioco simile all’elastico di una fionda.

Cerco di non strafare, di trovare il ritmo giusto per me senza farmi trascinare dagli altri. E’ incredibile come nonostante le tante gare fatte, ogni volta rischi di farti travolgere dalle emozioni e sbagliare ritmo. Le gambe girano bene e quasi scappano via, non riesco a controllare bene il ritmo, o meglio, corro più veloce del solito ma senza andare in affanno.

Al 6° km quando i percorsi con la gara più corta si separano, mi fermo una manciata di secondi al primo ristoro per bere e riprendere fiato, ma subito ritrovo il ritmo e decido che anche ai prossimi rifornimenti, ogni 5 chilometri, farò lo stesso.

Senza troppa fatica tengo un passo costante poco sopra i 4’45” che nella mia mente rappresenta l’obiettivo finale. Corro da solo, un piccolo gruppetto davanti a me di 40 metri circa si mantiene a distanza costante, mentre dietro non sento passi ravvicinati.

Mentre i chilometri scorrono attendo di entrare in doppia cifra. Mentalmente infatti suddivido la gara in 3 fasi, la prima, una sorta di pre-gara, comprende i primi 10 chilometri da raggiungere senza affaticarmi troppo, naturalmente al miglior ritmo possibile; la seconda dall’ 11° al 15° km è cruciale per lo sviluppo della gara, più importante del finale perché un errore in questo frangente potrebbe pregiudicare il resto. E’ necessario aumentare il passo ma senza strafare e rischiare di scoppiare. E’ la fase dove conta maggiormente avere il controllo della situazione e capire in base ai segnali che il fisico ed i muscoli inviano come comportarmi. La terza e quella degli ultimi 6 km dal 16° al traguardo, quando è necessario dar fondo alle energie rimaste e nonostante la fatica provare ad incrementare il ritmo fino all’arrivo.

Passo al 10° chilometro in 48′ netti, la sensazione è che la strada scorra velocemente, mentalmente calcolo che mantenendo il passo costante al 20° sarebbero 96′ + 5′ per gli ultimi 1100 metri chiuderei in 101′ , sotto il mio miglior tempo di Bastia Umbra. Con la stessa rapidità penso anche che sarà dura correre ancora per 11 km a quel ritmo ed il rischio di strafare è sempre dietro l’angolo.

E’ proprio questa la fase della gara dove la testa conta maggiormente, meglio pensare positivo, meglio ancora concentrarsi sulla gara ascoltare i segnali del corpo e non pensare ad altro.

Brevissima sosta anche al secondo ristoro poco dopo l’11° km. Riprendo a correre e raggiungo il gruppetto che avevo davanti. Adesso con il percorso leggermente favorevole rispetto al falsopiano precedente, il ritmo si fa più intenso. I successivi tre chilometri scorrono via con relativa facilità ed i passaggi sono a 4’41”, 4’41” e 4’45” al 14° km quando rimaniamo in due mentre gli altri sono leggermente arretrati.

Il 15° km segna 4’33” ed in effetti sento che sto spingendo un po’ troppo ma cerco di tenere  il ritmo fino prossimo ristoro quando, come nei precedenti riprendo fiato. Passo il 16° in 4’47” compresa la breve pausa. Quando riprendo sono solo, il mio socio decide infatti di tirare dritto e sfila via di 30/40 metri. Pur mantenendo il passo costante, iniziano i sorpassi di chi sta rallentando e questo mi aiuta a proseguire nella mia azione.

Ormai siamo nella fase finale e nonostante le gambe siano imballate, basta infatti un piccolo falso piano per avere la sensazione di essere al limite, proseguo a tirare sempre più convinto che forse è la giornata giusta.

4’37” il 17° e 4’44” il 18° km compreso l’ultimo ristoro volante, ed il percorso rientra nel lungo rettilineo già fatto all’andata interrotto soltanto da qualche rotonda. Mancano ormai meno di tre chilometri, sento la fatica aumentare e cerco solo di non pensare a quanto manca e a far scivolare la strada sotto ai piedi. 4’32 al 19°, l’unico pensiero è quel cartello dei 20 km che sembra non arrivare mai. Gli ultimi due passaggi sono identici, il 20° ed il 21° entrambi a 4’34” . Ormai sono dentro alle mura del centro storico e la lieve salita che ci porta al traguardo taglia letteralmente le gambe.

Mentre do’ fondo alle ultime forze vedo il crono scorrere oltre l’ora e quaranta. Giusto il tempo di alzare lo sguardo ed è fatta.

1h40’14”

Un risultato insperato ma che in fondo sentivo di poter valere.

39° Invernalissima 2016

Arrivo alla gara principale della stagione con qualche dubbio sulla mia tenuta fisica, piccoli acciacchi che condizionano sia gli allenamenti che le gare, come ad esempio la mezza di Arezzo a fine ottobre, ma anche con alcune certezze, come la gara test del 4 dicembre a Sinalunga, 16 km corsa a 4’55” di media senza avvertire fastidi muscolari nonostante il fondo pesante, ma soprattutto le ultime sedute svolte molto bene, come i 3×3000 ed i due medi da 12 e 13 km.
La mattina della gara a Bastia fa un freddo cane, il termometro segna -4° è un freddo secco e pungente. Decido di indossare pantaloni corti e maglia tecnica a maniche lunghe sopra la maglia del Giro Lago di Chiusi, niente guanti ma scalda collo e fascia di pile in testa. Faccio un buon riscaldamento di 3 km e nonostante il freddo glaciale, le sensazioni sono buone. L’ultima settimana di scarico mi ha ridato brillantezza e le gambe girano bene. Anche lo spirito è positivo, sono rilassato e fiducioso dei miei mezzi, soprattutto ho voglia di correre questa gara.
La partenza come sempre è nella pancia del gruppo, anzi abbastanza arretrato, ma riesco comunque ad impostare da subito il ritmo giusto, e con qualche zig zag mi assesto sul passo, ho tempo di salutare alcuni compagni di squadra ma già al primo km sono bello concentrato sulla gara, senza distrazioni.

Nei primi chilometri si fatica a scaldare i muscoli, le braccia e le mani sono gelate, la faccia pure. Davanti a me Luca mi precede di  40/50 metri e senza forzare sul ritmo, riesco a raggiungerlo appena usciamo da Bastia intorno al 4° chilometro, correremo insieme fino al ristoro del 10°. Il primo ristoro al 5° chilometro lo salto, quello che mi interessa è mantenere il ritmo impostato visto che ancora il freddo è pungente. Dopo il 6° chilometro quando usciamo da Santa Maria degli Angeli e ci immettiamo nel lungo rettilineo che porta a Riotorto, inizio a scaldarmi, corro sciolto senza forzare sul ritmo. La media è di 4’55”, valuto di essere in vantaggio di qualche secondo rispetto allo scorso anno ma sono anche consapevole, visto il finale in progressione che riuscii a fare, che se voglio migliorare il primato dovrò correre forte negli ultimi chilometri. Nonostante queste valutazioni continuo a non forzare, corro in scioltezza cercando di stare rilassato e consumare meno energie possibili. Al 9° chilometro prendo un gel in vista del ristoro dei 10 km. Qui mi fermo per bere del tè caldo proseguo camminando per qualche decina di metri mentre Luca riprende subito il passo e si porta avanti. Inizia il tratto più impegnativo del percorso con alcuni saliscendi. Sono i chilometri più complicati, nelle lievi salite decido di non forzare e perdo qualche decina di secondi sul ritmo, sento che il  tè caldo mi procura qualche fitta sotto il costato. La media segnata dal Garmin ne risente e sale fino ai 4:58′, faccio rapidi calcoli con la mente che comunque mi distraggono dal contesto, ed inizio a pensare che sarà dura chiudere meglio dello scorso anno. Concludo il 13° chilometro a 4’57”, adesso il percorso è più favorevole e mantenendo il ritmo costante i sorpassi sono sempre più frequenti. Al 14° chilometro altro ristoro, stavolta riprendo subito a correre anche se fino al 15° chilometro il percorso è in leggera salita. Da ora in poi la strategia che ho in mente, è quella di sparare tutte le energie che mi sono rimaste. La giornata è bella e soleggiata ma sempre molto fredda, ho le braccia irrigidite e ghiacciate nonostante sia più di un’ora che sto correndo, il vento è assente, le sensazioni buone. A parte un leggero indurimento dei polpacci, sento di avere ancora molte energie. Accelero il passo senza più trattenermi o fare calcoli consapevole che per chiudere con un buon tempo ho solo una possibilità, correre a tutta sperando di poterlo fare fin sotto l’arco.

I chilometri scorrono veloci e raggiungere di nuovo Luca intorno al 18° chilometro e poco dopo Mirco mi da ulteriore adrenalina. All’ultimo ristoro passo dritto, sono a tutta e ormai manca poco, in più ho la sensazione di correre senza avvertire quella fatica che spesso si presenta nei finali di gara. Corriamo appaiati con Luca, superiamo costantemente podisti nel lungo cordone che ci precede, molti dei quali palesemente scoppiati. Il ritmo è per me tiratissimo, gli ultimi 2 km li faccio a 4’20″/25″, Luca invece riesce ad incrementare ed avanza di qualche decina di metri. Il rettilineo finale è interminabile poi finalmente vedo la rotonda, mancano pochi metri al traguardo. Chiudo la gara in 1:42:37 a braccia alzate come se avessi vinto, ed in effetti è così. Chi come me non corre per vincere e arriva nella pancia del gruppo sa che il vero avversario che affronta è se stesso. 20 secondi in meno, non proprio quello che speravo, ma sufficienti per chiudere in bellezza una splendida giornata.